Categorie
Rotten Technology

King Crimson – Bolero: The Peacock’s tale

Si parlava di King Crimson: sono probabilmente il mio gruppo preferito. Tra le varie configurazioni assunte nel corso dei decenni, la mia preferita rimane quella elettrica e pesante di “Red”, un album che anticipava di decenni generi quali il grunge e il post-rock (“Red” era anche il disco preferito di Kurt Cobain, peraltro).

Però, però…non credo abbiano mai fatto un pezzo così bello e al tempo stesso fuori da qualunque canone come “Bolero”: non è rock, non è jazz, non è classica. Siamo nel 1970 e a quei tempi la chiamavano Musica Totale. Penso sia tuttora una buona definizione. Buon ascolto.

We were talking about King Crimson: they are probably my favorite band. Among its various configurations across decades, they have covered many types of music but I have a particular soft spot for the heavy electric sound of “Red” (an album which was also Kurt Cobain’s favorite record, by the way), which predates by decades genres such as grunge and post-rock.

But, but… I don’t think they’ve ever done a track as beautiful and at the same time as unconventional like “Bolero”: it’s not rock, it’s not jazz, it’s not classical. It’s 1970 and they used to call it Total Music. I think that’s still a good definition. Enjoy.

Categorie
Rotten Technology

Nine Inch Nails – Just like you imagined

Tra le canzoni scelte da Johnny Cash c’era anche “Hurt”, una ballata che chiude “The downward spiral” dei Nine Inch Nails, uno dei più grandi e allo stesso tempo atroci monumenti all’autodistruzione incisi su disco, uscito a metà anni novanta. Anche se a me piace moltissimo, e anche se ha avuto un enorme successo di pubblico negli USA, non lo consiglio a occhi chiusi: troppo dolore.

La musica dei Nine Inch Nails per me rappresenta una specie di sala giochi: un misto di dark wave, prog, elettronica, punk, musica d’avanguardia, musica classica, dance, metal. Non può non piacermi, e infatti per alcuni anni mi ha fatto impazzire. E ancora adesso.

Alla fine del secolo, Trent Reznor, unico tenutario della sigla sociale, ritornò con un doppio album, “The Fragile”, se possibile ancora più grandioso del suo predecessore, anche se con alcuni spiragli di luce qua e là. Da qui è tratto il brano di questo post, uno strumentale potente e al contempo raffinato che mi affascina ogni volta che lo ascolto.

Il solo di piano – liquido, libero e vertiginoso – è di Mike Garson, che è stato il pianista di Bowie (arieccolo) anni 70 e poi di nuovo nei 90. Quello di chitarra (sempre che riconosciate un suono di chitarra) è invece di Adrian Belew, che tra le sue mille collaborazioni ha suonato con Zappa, Bowie (ancora?!), Talking Heads e soprattutto King Crimson, di cui è stato anche cantante per circa 20 anni.

Il suo stile chitarristico è onomatopeutico: riesce a tirare fuori suoni che assomigliano più a dei versi di animali che a delle note, eppure riesce (quasi) sempre a far trasparire un volto umano.

Among the songs chosen by Johnny Cash there was “Hurt”, a ballad that closes “The downward spiral” by Nine Inch Nails, one of the greatest and at the same time atrocious monuments to self-destruction ever put on record, released in the mid-nineties. Although I really like it a lot, and although it has had a huge public success in the USA, I do not recommend it with my eyes closed: too much pain.

The music of Nine Inch Nails for me represents a kind of luna park: a mixture of dark wave, prog, electronic, punk, avant-garde, classical, dance, metal. I can’t help but like it, and in fact for a few years it drove me crazy. It still does.

At the end of the century, Trent Reznor, the sole leader of the band, returned with a double album, “The Fragile”, if possible even grander than its predecessor, albeit with some glimmers of light here and there. It’s from it that I have taken the excerpt for this post, a powerful and at the same time refined instrumental that excites me every time I listen to it.

The piano solo – liquid, free and dizzying – is by Mike Garson, who has been Bowie’s pianist (here he comes again) in the 70s and then back in the 90s. The guitar solo (if you recognize a guitar sound) is instead by Adrian Belew, who among his thousand collaborations has played with Zappa, Bowie (again?!), Talking Heads and especially King Crimson, where he has been also the lead singer for about 20 years.

His guitar style is onomatopoeic: he manages to pull out sounds that are more akin to animal wails than notes, yet he (almost) always manages to have a human face to shine through.

Categorie
Rotten Technology

Johnny Cash – The mercy seat

La canzone originale è ancora di Nick Cave in realtà, ma è stata ripresa in tempi più recenti dal grande maestro Cash. Rispetto al post precedente, il tema è molto più tipico dello stile apocalittico di Cave: i pensieri di un condannato a morte sulla sedia elettrica (il mercy seat, appunto). E’ una canzone da brividi sia in questa versione di Cash che nella versione originale.

Sembra comunque una canzone scritta apposta per Cash, vista la sua forte sensibilità al tema dei condannati e degli ultimi: non a caso uno dei suoi dischi più famosi è Live at Folsom Prison. Cash però è un musicista country, non rock. Come mai allora ha incontrato Nick Cave sul suo cammino?

La storia, toccante, passa attraverso una manciata di dischi registrati da Cash negli ultimi anni di vita grazie a un produttore, Rick Rubin, in realtà fino ad allora (e forse anche oggi) molto più famoso in ambito heavy metal o hip hop (Slayer, Beastie Boys, Metallica, Red Hot Chili Peppers, etc.).

Questo signore dal look non proprio rassicurante un giorno si presenta a Johnny Cash, ormai in fase calante di vita e di carriera, con una serie di canzoni scritte da altri, chiedendogli di ascoltarle con calma. Cash acconsente e comincia a mettere sullo stereo tutto quello che Rubin gli presenta, senza fare distinzioni. Quello che gli piace di più, si mette a cantarlo, accompagnandosi alla chitarra acustica o al piano, e pochissimo altro. Rubin lo registra e poco a poco ne fa un disco, “American Recordings”.

E’ un enorme successo e una rivelazione. Ne seguiranno altri cinque fino alla morte di Cash, a formare una collezione di rara forza e coerenza. Al suo interno, accanto a vecchi standard country e bluegrass, anche pezzi dei Depeche Mode, U2, Nine Inch Nails, Bonnie Prince Billy, Soundgarden e appunto Nick Cave. Quasi ogni brano viene trasformato e diventa di fatto una nuova canzone.

The original song is still Nick Cave’s actually, but it was revived in more recent times by the great Johnny Cash. Compared to the previous post, its topic is much more typical of Cave’s apocalyptic style: the thoughts of a man condemned to death to the electric chair (the mercy seat, in fact). It’s a chilling song in both versions.

It looks anyway like a song written specifically for Cash, given his strong sensitivity to the poorest and forgotten people: it is no coincidence that one of his most famous records is Live at Folsom Prison. Cash, however, is a country, not rock, musician. So why did he meet Nick Cave on his way?

The story, a moving one, goes through a handful of records recorded by Cash over the last years of his life thanks to a producer, Rick Rubin, until then (and perhaps even today) much more famous in the heavy metal or hip hop genres (Slayer, Beastie Boys, Metallica , Red Hot Chili Peppers, etc.).

This quite scary gentleman one day decides to reach out to Johnny Cash, then in a declining phase of his life and career, with a series of songs written by others, asking him to listen to them calmly. Cash agrees and begins to put on his player everything that Rubin presents to him, without making any distinction. What he likes the most, he starts singing it, accompanying himself to acoustic guitar or piano, and very little else. Rubin recorded the whole of it and gradually made it into a disc, called “American Recordings”.

It is a huge success and revelation. Five more records will follow until Cash’s death, a collection of rare strength and consistency. Inside, alongside old country and bluegrass standards, also tracks by Depeche Mode, U2, Nine Inch Nails, Bonnie Prince Billy, Soundgarden and indeed Nick Cave. Almost each track is transformed and becomes an entirely new song.

Categorie
Rotten Technology

Nick Cave and the Bad Seeds – Fifteen feet of pure white snow

Il cantante degli Einstuerzende Neubauten è stato per anni anche il chitarrista nei Bad Seeds di Nick Cave. Lo vediamo con un bel paio di occhialoni scuri anche in questo video, dove peraltro appare anche Jarvis Cocker dei Pulp (per chi li conoscesse, una grande band), flemmatico e cool come sempre.

Nick Cave ci ha abituato a sondare picchi e abissi dell’anima, e la leggerezza (nel senso che gli dà Italo Calvino) non è una caratteristica a cui lo si associa spesso. E invece “Fifteen feet of pure white snow” è quasi divertente. Non è la canzone che mi piace di più in assoluto di Nick Cave, su quel podio salgono “As I sat sadly by her side”, “Into my arms” e “Distant sky”, ma sono canzoni un po’ troppo tristi e oggi invece sento il bisogno di qualcosa di più leggero.

A me poi questo video sembra fighissimo.

Einstuerzende Neubauten singer Blixa Bargeld has also been Nick Cave’s Bad Seeds guitarist for years. We can spot him with a nice pair of dark goggles also in this video, as well as Jarvis Cocker of Pulp (for those who know them, a great band), as phlegmatic and cool as always.

Nick Cave normally aims to reach inscrutable peaks and depths of the soul in his songs, and lightness (in the sense that Italo Calvino gives to this term) is not a feature that we often associate him with. But “Fifteen feet of pure white snow” is almost fun. It’s not the song I like the most by Nick, on that podium I would put instead “As I sat sadly by her side”, “Into my arms” and “Distant sky”, but these latter songs are a little too sad and today I feel the need for something lighter.

And, last but not least, this video looks super cool to me.

Categorie
Rotten Technology

Pink Floyd – Julia Dream

Per mia figlia: un bacio ed un video.

For my daughter: a kiss and a video.

Categorie
Rotten Technology

Einstuerzende Neubauten – The garden

Questo brano solenne e malinconico sembra una cover version di una composizione di Arvo Part, con quel canone discendente di archi che cresce di intensità fino al lancinante urlo finale. Ma in realtà quello che è più sorprendente è che normalmente la musica proposta da questo gruppo tedesco dal nome difficilmente pronunciabile (che significa “nuovi edifici che crollano”) non è proprio così. Sono un po’ più duri. Ma davvero un bel po’.

Solo per darvi un’idea, uno degli strumenti da loro tradizionalmente usati è un trapano per le strade. Solo per darvi un’altra idea, quando sono andato a vederli anni fa, a un certo punto i muri e il pavimento della sala concerto hanno cominciato a vibrare, da tanto forte era il suono del basso in overdrive. La ragazza di fianco a me, che non conoscevo, si è girata verso di me con aria preoccupata e mi ha detto “Ma cosa diavolo sta succedendo?”.

I Neubauten sono i principali esponenti del Rock Industriale (con le maiuscole). Hanno inventato nuovi suoni, hanno inventato nuovi strumenti fatti con oggetti trovati, e hanno inventato nuove forme musicali. Hanno dato voce nuova a concetti quali angoscia, intensità e furore. Hanno fatto cose quasi inascoltabili persino per me, e sì che il mio livello di tolleranza è bello alto. Ma hanno fatto cose grandiose, diventando nel corso del tempo uno dei miei gruppi preferiti.

E negli ultimi anni hanno scoperto due nuovi concetti: il silenzio e l’ironia. Uno dei loro album si chiama “Silence is sexy”: terribile titolo, lo riconosco, ma rende bene l’idea. Durante la canzone omonima, si sente persino il rumore del cantante che si accende una sigaretta. Non male per un gruppo rumorista.

This solemn and melancholy track sounds like a cover version of an Arvo Part composition, with that descending canon of strings growing in intensity until the final scream. But actually what is more surprising is that normally the music proposed by this hardly pronounceable German group (meaning “new buildings collapsing”) is not quite so. They’re a little tougher. But quite a lot, really.

Just to give you an idea, one of the instruments normally used is a jackhammer. Just to give you another idea, when I went to see them years ago, at some point the walls and floor of the concert hall began to vibrate, because the sound of the bass in overdrive was so incredibly loud. The girl next to me, whom I didn’t know, turned to me worried saying: “What the hell is going on?”

Neubauten are the main exponents of Industrial Rock (in capital letter). They invented new sounds, invented new instruments made from found objects, and invented new musical forms. They gave a new voice to concepts such as anguish, intensity and fury. They’ve done things that are unbearable even to me, a remarkable achievement considering that my tolerance level is normally pretty high. But they’ve done glorious things, becoming over time one of my favorite bands.

And in recent years they have discovered two new concepts: silence and irony. One of their albums is called “Silence is sexy”: terrible title, I recognize it, but it gives a pretty good idea. During a song, you can even hear the sound of the singer lighting a cigarette. Not bad for a noise group.

Categorie
Rotten Technology

Arvo Pärt- Da pacem Domine

Torniamo un passo indietro. Dopo la dichiarazione di ateismo di Dear God sentivo il bisogno di controbilanciare con un pezzo di segno opposto. La scelta è stata abbastanza facile: Arvo Pärt è il più importante e conosciuto compositore vivente di musica religiosa.

Il pezzo riportato è stato scritto nel 2004, di getto, poco tempo dopo l’attentato della stazione di Atocha, a Madrid, dove morirono quasi 200 persone.

Più che una dichiarazione di fede, è una semplice preghiera e come tale spero che credenti e non credenti siano ugualmente toccati da questa musica che a me pare davvero trascendente.

La versione riportata non è quella originale, che è per solo coro (e che peraltro vi consiglio caldamente di ascoltare), ed è invece la reinterpretazione da parte di Jordi Savall, un musicista catalano specializzato in musica rinascimentale o barocca con strumenti originali d’epoca (e che peraltro vi consiglio caldamente di ascoltare; ah, l’ho già detto, scusate).

Let’s take a step back. After Dear God’s declaration of atheism I felt the need to counterbalance with a piece in the opposite direction. The choice was quite easy: Arvo Part is the most important and well-known living composer of religious music.

This track was written in 2004, shortly after the bombing in the Atocha railway station, Madrid, where almost 200 people died.

More than a declaration of faith, it is a simple prayer, and as such I hope that believers and non-believers will be equally touched by this music that to me sounds truly transcendent.

The version reported is not the original one, which is for choir only (and which I strongly recommend to listen to), and is instead the reinterpretation by Jordi Savall, a Catalan musician specialized in Renaissance or Baroque music played with original vintage instruments (and which I strongly recommend to listen to; ah, I’ve already said it, sorry).

Categorie
Rotten Technology

Andy Partridge – Everything will be alright

Andy Partridge è quel signore un po’ sardonico e un po’ triste che cantava Dear God nel video precedente degli XTC. In effetti, è lui l’autore dell’ottanta-novanta per cento del repertorio del gruppo. E’ raro finora che io pubblichi due post dello stesso artista, figuriamoci uno dopo l’altro. Ma il punto è che mi sono ricordato di questa canzoncina da bambini e ho pensato che, visto il momento, sarebbe un peccato non metterla.

Le mie figlie la ascoltavano da piccole e se la ricordano ancora dopo tanti anni. Spero che vi metta di buon umore.

Era stata scritta per un cartone animato Disney che poi non è stato mai finito. La cosa non sembra aver turbato più di tanto il nostro amico, che ha continuato a fare l’eremita come prima.

Andy Partridge is the same gentleman, somewhat sardonic and a little sad, who was singing Dear God by XTC in the previous video. In fact, eighty-ninety percent of the group’s repertoire is credited to him. I virtually haven’t published two posts on the same artist yet, let alone one post after the other. But the point is, straight after finishing the previous post I remembered this silly little song and thought that, given the moment, it would be a shame not to share it.

My daughters used to listen to it when they were little babies and still remember it after so many years. I hope it will cheer you up.

It was written for a Disney cartoon that was never finished. This doesn’t seem to have upset our friend, who kept on living as an hermit as before.

Categorie
Rotten Technology

XTC – Dear God

Ho pensato: e adesso, chi metto dopo i Beatles? Chiunque io scelga rischia di essere schiacciato dal confronto. Ma poi un’idea si è fatta velocemente strada nella mia testa e ho pensato (di nuovo, non mi capita spesso): ma certo, chi altri?

Gli XTC sono da molti punti di vista i veri eredi dei Beatles. Come loro rappresentanti esemplari di una certa Englishness un po’ retro. Come loro, a un certo punto hanno smesso di fare concerti per concentrarsi sulla produzione in studio. Come loro, sono stati autori di innumerevoli autentiche gemme pop. A differenza loro, però, non hanno mai raggiunto il grande successo, anche se all’inizio degli anni 80 ci sono andati vicini.

Dear God è una canzone magnifica e durissima al contempo: una melodia veramente degna dei Beatles per una delle dichiarazioni di ateismo più forti e poetiche che abbia mai ascoltato. Un autentico “J’accuse” nei confronti di Dio, che sembra non fare nulla di fronte ai dolori umani. Non facilissimo da ascoltare per un credente come me, ma è il genere di protesta che fa bene ai credenti. E’ come con Nietzsche: credo che ogni vero credente (come ogni vero ateo, d’altronde) dovrebbe leggere Nietzsche, in modo da affrontare fino in fondo cosa vuole dire un mondo senza Dio.

Chiaramente, potete vivere felicemente anche senza questo genere di occupazioni.

Dear God è il genere di protesta che viene da un uomo che ama sinceramente l’umanità e non si rassegna all’inevitabilità delle sue sofferenze. Come non rispettarla ed accettarla? Penso che anche Dio sarebbe d’accordo.

I thought, and now, who’s gonna come after the Beatles? Whoever I choose risks being crushed by confrontation. But then an idea quickly made its way into my head and I thought (again, it doesn’t happen to me that often): but of course, who else?

XTC are in many ways the true heirs of the Beatles. As them, they represent a certain Englishness, a little retro. Like them, at one point they stopped doing concerts to focus on studio production. Like them, they have written countless authentic pop gems. Unlike them, however, they never achieved great success, even though in the early 80s they went close.

Dear God is a wonderful and, at the same time, very tough song: a melody truly worthy of the Beatles for one of the strongest and most poetic statements of atheism I have ever heard. A true “J’accuse” against God, who seems to do nothing in the face of human pain. Not very easy to listen to for a believer like me, but it is the kind of protest that is good for believers. It’s like Nietzsche: I think that every true believer (like any true atheist, on the other hand) should read Nietzsche, so as to fully address what a godless world would actually mean.

Of course you can also live happily without this kind of thoughts.

Dear God is the kind of protest that comes from a man who sincerely loves mankind and does not resign himself to the inevitability of its suffering. How can I not respect and accept it? I think God would agree, too.

Categorie
Rotten Technology

The Beatles – Hey Jude (live in studio)

Ogni band, se diventa una grande band, si deve confrontare con i Beatles. Non c’è niente da fare, è difficili sottostimarli, da qualunque punto di vista li si guardi sono stati un fenomeno straordinario, su cui è difficile dire qualcosa che non suoni banale.

Prendete questo footage, una delle rarissime esibizioni dal vivo (ancorchè in ambiente controllato e probabilmente con qualche overdub qua e là) dopo che decisero di dedicarsi completamente al lavoro in studio, decisione felicissima dal punto di vista creativo perchè permise loro di sperimentare e infilare una serie irripetibile di capolavori, da Rubber Soul a Abbey Road e Let it be (non si capisce mai quale sia veramente il loro ultimo album).

Hey Jude rimane una canzone enorme, con una melodia scesa dal cielo e una lunghissima coda tanto originale quanto entusiasmante. Ogni volta che l’ascolto mi chiedo quali siano state le condizioni che hanno portato quattro individui in fondo non straordinari (come le loro carriere soliste hanno dimostrato) a creare così tante canzoni straordinarie. Non può essere solo un caso. I libri di management dovrebbero studiarli meglio.

Ho avuto i brividi guardando il video, è incredibile il carisma che emanano i quattro, sono di una calma assoluta in mezzo alla folla, come se fossero padroni del loro tempo e del loro spazio. E’ una questione di zeitgeist, una volta andato via il momento magico – che comunque è durato anni – non è mai più tornato.

E che fortuna per quelli che erano lì in studio con loro: ma se ne rendevano conto?

Every band, if it becomes a great band, has to compare itself with the Beatles. It’s helpless, it is difficult to underestimate them, from any standpoint they were an extraordinary phenomenon, about which it is difficult to say something that does not sound trivial.

Take this footage, for example, one of the very rare live performances (although in a controlled environment and probably with some overdub here and there) after they decided to devote themselves completely to studio work, a very fortunate decision from the creative point of view because it allowed them to experiment and publish a once-in-a-lifetime series of masterpieces, from Rubber Soul to Abbey Road and Let it be (you never know what their last album really is).

Hey Jude remains a huge song, with a melody that seems from heaven sent and a very long, original and thrilling coda. Whenever I listen to it, I wonder which conditions have led four non-extraordinary individuals (as their solo careers have shown) to create so many extraordinary songs. It can’t just be a coincidence. Management books should study them better.

Watching the video gave me the chills, the charisma emanating from them is amazing, they manage to remain absolutely calm in the midst of the crowd, as if they were the masters of their time and their space. It’s a matter of zeitgeist, once the magical moment – which lasted years anyway – had gone, it never came back.

And how lucky have been those who were physically there in the studio: but did they realize it?